Femminicidi, una lunga scia di sangue

Roberta Zanetti venne sequestrata dall'ex marito, sgozzata e finita con un colpo di fucile a Castel Viscardo nell'Orvietano

07.08.2013 - 14:33

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Quello di Roberta Zanetti, giovane infermiera, in lite con il compagno per la separazione e l’affidamento della figlioletta nata dal rapporto, fu un omicidio agghiacciante: la donna - era il 1994 - venne sequestrata, sgozzata con un coltellaccio e finita con un colpo di fucile a Castel Viscardo nell’Orvietano. L’assassino, che si era barricato in casa, assediato dai carabinieri, si arrese dopo aver parlamentato con il magistrato, Paolo Micheli, ora in corte di Cassazione. Orrendo quel fatto di sangue. Eppure non era stato il primo e neppure l’ultimo: anzi negli anni successivi in tutta l’Umbria i delitti a sfondo sessuale o quelli di genere (definiti come “femminicidi”) sono purtroppo aumentati. A dismisura. La più piccola delle vittime, due anni e sette mesi, si chiamava Maria. Viveva in una modesta casa in Alta Val Tiberina con il padre e la madre. La uccise il datore di lavoro del suo papà che, hanno scritto i giudici in sentenza, avrebbe abusato sessualmente di questo piccolo angelo. Ora l’uomo, un piccolo imprenditore edile di Sansepolcro, sta scontando l’ergastolo. E la madre una condanna a una dozzina di anni. A tornare indietro con la memoria si scopre un piccolo esercito di vittime, giovani e meno giovani, la cui vita è stata stroncata dalla gelosia di un qualche Otello di provincia, se non di campagna, da conviventi respinti, da spasimanti tremendamente possessivi, da cinici mariti padroni. Ecco una lista nera, incompleta per motivi di spazio. Clara venne freddata con una fucilata in Valnerina dal coniuge ossessionato dalla gelosia, tanto da metterle davanti, prima di ucciderla in camera da letto, un foglio di quaderno e una penna e da intimarle: “Scrivi i nomi dei tuoi amanti”. A Città di Castello, in una palazzina liberty, venne uccisa, barbaramente, negli anni Settanta, la segretaria dell'Itis, Maria Teresa, 25 anni, di Città della Pieve di cui si era invaghito un uomo che voleva averla per forza (“con le buone o con le cattive”) e che, al suo rifiuto, la massacrò di botte e la finì con il cric dell’auto. Mafalda spirò, negli scantinati dell’ospedale di Perugia, per “l’abbraccio fatale” dell'amante (le frantumò le costole), al quale aveva comunicato di non voler proseguire la relazione adulterina. Bianca, al contrario, finì la sua esistenza annegata nelle acque del Topino a Valtopina: anche in questo caso per essersi rifiutata di proseguire il rapporto col suo drudo. Catia Roberta, ancora minorenne, venne strangolata e annegata in un fosso a Chiusi Scalo dal suo fidanzatino che l’aveva messa incinta, ma rifiutava di assumersi le proprie responsabilità. Lorena diventò bersaglio del fucile del suo convivente (da sei mesi stavano insieme) e sotto gli occhi del figlio a Lisciano Niccone, in un cascinale con vista sul Lago: aveva osato redarguire il compagno per le scarse attenzioni che le riservava. Due donne insieme vittime della identica furia omicida ad Assisi: il marito, che non accettava la separazione, massacrò a coltellate Fatima e mentre, se ne andava dall'abitazione con le mani insanguinate, colpì a morte anche l’unica testimone, Annunziata, 85 anni. Irene, che aveva deciso di lasciare il marito, venne sgozzata da quest’ultimo in un appartamento di Madonna Alta a Perugia; l’uomo tentò poi il suicidio. L’assassino raccontò di averla baciata dopo averle tagliato la gola. Annarita, madre di tre figli, fu ammazzata con un colpo di fucile: aveva osato separarsi e voleva l'affidamento del bambino ancora minorenne. Nel chiostro di San Pietro a Perugia, Daniela, madre di due figlie, fu raggiunta da più colpi di pistola esplosi dal marito geloso, dal quale viveva separata in casa. La giovane Michela, che aveva rifiutato di rimettersi insieme al fidanzato violento, venne freddata a colpi di pistola in una vigilia di Natale, a Madonna Alta di Perugia. Della tragica e orrenda fine di Meredith Kercher, nel casolare di via della Pergola 7, a Perugia, sono stati scritti più di una dozzina di libri e proiettate fiction e persino ricostruzioni filmate; fu uccisa a coltellate, forse nel corso di un festino di sesso e droga al quale si era rifiutata di prendere parte (il processo è ancora in corso). Mariana Mihaela fu raggiunta da una serie di coltellate dell’amante geloso - che non voleva accettare la fine della loro storia -, davanti alle amiche e all'anziana signora a casa della quale svolgeva le mansioni di badante. Barbara, madre di due figli e in attesa della terza, morì soffocata in camera da letto nella sua villetta di Compignano di Marsciano: suo marito è stato condannato all’ergastolo. Una lunga scia di sangue che non accenna a fermarsi.

A cura di Elio Clero Bertoldi

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