La nuova mappa dell’Italia divisa tra equità e povertà

La nuova mappa dell’Italia divisa tra equità e povertà

17.09.2017 - 15:36

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L'introduzione delle politiche di welfare e di ridistribuzione del reddito è una delle conquiste di civiltà che caratterizzano il mondo occidentale. Queste hanno, fra gli altri, l'obiettivo di ridurre le disuguaglianze economiche, attraverso un sistema di prelievi e trasferimenti che si manifesta da una parte in tasse e contributi e dall'altra in pensioni e assegni familiari.
Per capire meglio la mappa delle povertà è legittimo, pertanto, chiedersi se e in che misura l'intervento dello Stato sia efficace nel migliorare le condizioni economiche delle famiglie più povere e nel ridurre le distanze fra i più ricchi e i più poveri a favore di una maggiore equità e coesione sociale. In questo filone di analisi si inserisce il recente studio dell'Istat, secondo il quale l'intervento dello Stato ha l'effetto di diminuire in maniera rilevante la disuguaglianza della distribuzione del reddito primario, ovvero del reddito di un individuo prima del prelievo o del trasferimento da parte dello Stato. Lo studio, basato su un sofisticato modello statistico applicato ai dati del 2016, mostra come le politiche di redistribuzione migliorino le condizioni economiche di oltre la metà degli individui con redditi primari nulli o molto bassi e porti ad una riduzione rilevante dell'indice di concentrazione del reddito. La riduzione della disuguaglianza ha tuttavia una diversa caratterizzazione territoriale, essendo più marcata nel Sud e meno marcata al Centro. Questo fatto va messo in relazione con un altro dato, ovvero quello secondo cui l'intervento dello Stato è migliorativo nella classe dei più poveri, in cui si esplica principalmente attraverso trasferimenti e contributi assistenziali, ma risulta peggiorativo nella classe immediatamente successiva, in cui per effetto della tassazione, quasi la metà degli individui scivola nella classe più povera. Questa classe, che possiamo identificare come una classe di reddito medio-basso, è quella che maggiormente risente degli effetti depressivi del sistema di redistribuzione. Non sono infatti così colpite le classi di reddito successive: nella classe di reddito più alto, solo un terzo degli individui arretra nella posizione sociale per gli effetti del sistema di tassazione, mantenendosi comunque nelle fasce alte di reddito disponibile. Sembra quindi che qualcosa non funzioni nell'attuale sistema di tassazione, che affinché sia equo deve essere progressivo. Il recente rapporto Istat sulla povertà in Italia nel 2016 ha messo in luce alcuni fatti nuovi. Sebbene stabile dal punto di vista numerico, la povertà ha cambiato faccia, iniziando a mordere laddove fino ad ora il tessuto sociale garantiva una sorta di paracadute, tipicamente i piccoli comuni del Centro Italia, e allentando leggermente la presa nelle grandi aree metropolitane del Nord e del Meridione. E' infatti nei piccoli comuni (quelli cioè con meno di 50 mila abitanti) del Centro che la povertà assoluta registra il suo maggiore balzo in avanti. A soffrire di più sono le famiglie con tre o più figli minori e senza un anziano. Gli anziani, infatti, in quanto percettori di pensione, sono diventati oggi elementi di stabilità economica e sembrano essere gli unici soggetti a beneficiare realmente del sistema di redistribuzione del reddito posto in essere dallo Stato. Il rapporto Istat richiede un ripensamento delle politiche anche a favore delle classi medio-basse, che costituiscono una larga parte del tessuto sociale del paese.

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